NO Isee su vita indipendente dei disabili gravi Pubblicato da: Joomla legacy Data: 07/07/2024 Categoria: Vita indipendente NO Isee su vita indipendente dei disabili gravi di Raffaello Belli Quanto riportato qui sotto è ripreso in gran parte dal mio libro Vivere eguali, FrancoAn-geli Editore. I. In primo luogo va tenuto presente che, per valutare se è adeguata la cifra individuale erogata a ognuno di noi per l’assistenza personale, il parametro di riferimento non de-ve essere la nostra mera sopravvivenza a casa nostra, ma deve essere la vita indi-pendente, il che richiede molte più ore di assistenza personale e assistenti personali con capacità elevate. Anche noi dobbiamo stare molto attenti a questo, perché c’è il rischio che, senza rendercene conto, finiamo per abituarci alle attuali condizioni di vita puntando soltanto a non peggiorarle. Viceversa la vita indipendente costa molto di più della mera sopravvivenza. Inoltre dobbiamo tenere sempre ben presente che, con la mera sopravvivenza, per noi più che per chi è normodotato, le nostre condizioni fisiche e di salute peggiorano più rapidamente, e quindi si muore prima dell’inevitabile. II. Nel valutare l’adeguatezza delle somme erogate per la nostra assistenza personale l’altro parametro di riferimento devono essere non le persone con disabilità pur gravi, ma che, per i motivi diversi, incontrano, in concreto, meno difficoltà di altre. Vicever-sa il parametro di riferimento devono essere le persone con disabilità gravi che incon-trano maggiori difficoltà in concreto: per esempio, ma non soltanto, le persone con gravi disabilità che vivono da sole oppure insieme ad un’altra persona anch’essa con gravi disabilità. III. Le somme erogate per l’assistenza personale per la vita indipendente in primo luogo devono essere di un importo tale da non discriminare le persone con gravi disabilità ri-spetto alle persone normodotate. In ogni caso questa discriminazione non deve es-serci rispetto alla possibilità di esercitare in concreto almeno i diritti indicati nella Costi-tuzione come fondamentali. Per esempio alzarsi da letto quando non si ha più sonno, girarsi nel letto la notte, andare a letto la sera solo quando se ne ha voglia, andare personalmente a fare la spesa, andare a vedere film gratuiti all’aperto le sere d’estate, andare alla presentazione di un libro, andare a trovare un amico, andare a fare una passeggiata nel parco, partecipare ad una manifestazione di protesta, avere una vita sessuale e così via sono senza dubbio diritti fondamentali. E le cifre erogate per la vita indipendente sono sicuramente di un importo illegittimo se non sono sufficienti in concreto ad avere l’assistenza personale per svolgere liberamente tutte queste attività. IV. Un diritto fondamentale e inviolabile garantito dalla Costituzione è quello di poter or-ganizzare e partecipare in concreto ad attività associative e a manifestazioni di prote-sta. Togliere in concreto queste possibilità vuol dire eliminare alla radici la cosiddetta democrazia. Perciò le somme erogate per la vita indipendente sono adeguate soltan-to se sono sufficienti ad avere anche tutta l’assistenza personale necessaria per svol-gere liberamente queste attività. Sempre ad esempio, si può aggiungere che un di-sabile grave ha lo stesso diritto delle altre persone di candidarsi alle elezioni. Ma questo diritto è solo una finzione se poi la somma erogata non consente di avere suffi-ciente l’assistenza personale per fare la campagna elettorale. V. Va rilevato che, a pari situazione economica, se, per il proprio funzionamento, la Re-pubblica prende le risorse necessarie attraverso l’Irpef costituzionalmente corretta, paga di più chi è più ricco. Viceversa, se la Repubblica prende i soldi non dall’Irpef, bensì attraverso la compartecipazione alla spesa delle singole prestazioni basata sull’Isee, sempre a pari situazione economica, paga di più chi ha più necessità di pre-stazioni pubbliche. a) Quindi, se la Repubblica prende il denaro attraverso l’Irpef, a pari situazione eco-nomica di partenza, dopo il pagamento dell’Irpef, una persona cosiddetta normo-dotata e un disabile grave continuano ad essere in pari situazione economica, e, per di più, il/la disabile ha le prestazioni pubbliche necessarie per vivere in concre-to senza discriminazione. Viceversa, sempre a pari situazione economica, se la Repubblica prende il denaro attraverso l’Isee, alla fine il disabile si trova in una si-tuazione economica peggiore (rispetto ad un non disabile con la stessa situazione economica di partenza) perché ha dovuto pagare la compartecipazione ai servizi che gli sono indispensabili per esercitare pienamente in concreto i propri fonda-mentali e inviolabili diritti. b) Dunque l’irpef costituzionalmente corretta non discrimina; mentre l’Isee discrimina, se non altro i disabili, ed è pienamente cavalcato anche dal PD e servi connessi. c) Più precisamente, nell’ipotesi in cui possa avere una legittimità giuridica, l’Isee può avere tale legittimità soltanto se è stabilito ad un importo tale da richiedere la com-partecipazione soltanto quando questa non pregiudica la possibilità per le persone con gravi disabilità di esercitare in concreto i propri diritti fondamentali in condizioni di eguaglianza con le altre persone. Ovvero, in parole più semplici, l’Isee è giuri-dicamente legittimo soltanto se è fissato ad una soglia tale da non impedire ai di-sabili gravi di avere il denaro sufficiente per il pieno e libero esercizio in concreto dei diritti fondamentali. E a tal fine è indispensabile che l’Isee sia fissato a cifre di una certa entità. d) Se non è così, fra l’altro, vi è violazione dell’art. 2 co. 3 legge 67/2006: “Si ha di-scriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con di-sabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.” e) Ad esempio, fra moltissimi, è discriminazione negare ad un disabile grave, in pen-sione dopo aver lavorato 40 anni, il denaro per l’assistenza personale necessaria per andare al parco, al cinema, al mare, ad attività associative ecc. per molte più ore rispetto a quando lavorava; proprio perché tanti pensionati normodotati dedi-cano a tali attività molte più ore di quando lavoravano. E, come per molte altre, questa discriminazione a scapito dei disabili pensionati, per anzianità o vecchiaia, è una precisa condanna a morte precoce. VI. Tanto per avere un significativo parametro di riferimento va osservato che la legge na-zionale (quindi approvato da Camera e Senato e promulgata dal Presidente della Re-pubblica) stabilisce che la tassa di successione per le persone normodotate si applica quando i genitori lasciano ai figli un importo superiore a € 100.000. Invece la stessa legge stabilisce che, quando il figlio ha una grave disabilità, tale tassa va applicata sol-tanto per eredità superiori a € 1.500.000. Quindi la legge nazionale stabilisce che per vivere pienamente la propria vita i disabili gravi hanno necessità di denaro 15 volte in più delle persone normodotate. Questo è un punto molto chiaro e molto rilevante stabilito dalla legge nazionale. a) Inoltre un’eredità di € 1.500.000, per un disabile che vive da solo, corrisponde ad un Isee patrimoniale di € 200.000. Dunque si può dire che, da un punto di vista giuridico, questa può essere legittimamente considerata la soglia minima per un eventuale Isee per l’assistenza personale. Solo che in Toscana avanzano le dita di una mano per contare i disabili gravi che hanno un patrimonio di questi livelli. Per cui è inammissibile che la Regione costringa tutti i disabili gravi che affogano in concreto fra mille difficoltà all’ulteriore difficoltà pratica di fare l’Isee, per poi “pe-scarne” soltanto uno o due a cui far pagare la compartecipazione alla spesa dell’assistenza personale. VII. Del resto, se si vuol essere decentemente seri: a) è ampiamente dimostrato che il reddito medio dei disabili gravi è notevolmente in-feriore a quello medio delle persone normodotate. Su questo è intervenuto an-che un premio Nobel per l’economia. b) Per una persona disabile grave, per poter vivere come tutti, nell’arco dell’anno so-lare, ci vuole in media l’equivalente del lavoro a tempo pieno di 2-3 assistenti per-sonali, cioè una media di 80-120 ore di assistenza personale a settimana, quindi in media € 4-6.000 al mese. c) Trattare di Isee, alla luce di quanto scritto finora, è al di fuori della legalità costitu-zionale, come lo sono la spesa per le armi di questi anni, gli incentivi all’evasione fiscale e tante altre cose. VIII. I disabili gravi hanno l’esenzione totale dai tickets sanitari. Sennonché, per chi è te-nuto a pagarli, questi tickets si riferiscono a prestazioni sanitarie usufruite quando la persona vive a casa propria. a) Il fatto è che i disabili gravi non possono vivere a casa propria senza assistenza personale. Ovvero questa assistenza è propedeutica alle prestazioni sanitarie di cui ogni persona usufruisce a casa propria. In altre parole, ad esempio, a casa propria, senza assistenza personale, i disabili gravi non possono assumere i me-dicinali per i quali altre persone pagano i tickets, e non possono neanche recarsi a tutti i trattamenti sanitari usufruibili fuori casa. Inoltre, a sottolineare l’importanza dell’assistenza personale, va rilevato pure che, durante i ricoveri in ospedale, il di-sabile grave può sempre farsi aiutare dai propri assistenti personali ben al di fuori dell’orario in cui gli altri ricoverati possono ricevere persone esterne. b) A tutto ciò va aggiunto che l’assistenza personale per la vita indipendente com-plessivamente costa molto di più di tutti trattamenti sanitari di cui mediamente le persone normodotate usufruiscono rimanendo a vivere a casa propria. c) Quindi è manifestamente illogico che un disabile venga esonerato da tickets sani-tari a prescindere dall’Isee e venga poi costretto a pagarsi una parte della ben più costosa assistenza personale per via dell’Isee. In altre parole, ad esempio, non ha senso dire a un disabile di non pagare il ticket per una determinata pasticca e poi negargli il denaro per l’assistenza personale necessaria a prendere quella pa-sticca. d) E parimenti non ha senso, o è una presa di giro, dire ad un disabile: ti do quella pasticca gratuitamente però ti nego la possibilità di avere il denaro sufficiente per pagare l’assistenza personale per poter mangiare, bere un bicchiere d’acqua, an-dare in bagno ecc.. Ovvero, ancora più chiaramente, non ha senso, o è una pre-sa di giro ed è manifestamente illogico, dire ad un disabile: ti fornisco gratuitamen-te quella pasticca o un’altra medicina o quella radiografia e poi ti faccio morire di sete, di fame, di solitudine, di tristezza perché non ti consento di avere il denaro indispensabile per pagarti la necessaria assistenza personale. Nel mio libro Vivere eguali, tutto il sottocapitolo 9.2.2. è dedicato interamente ai mag-giori costi della disabilità. Di quel sottocapitolo riporto qui sotto una parte. 1. È difficilissimo trovare una casa senza barriere architettoniche e di solito bisogna ricorrere alle case più nuove che costano di più; 2. quasi sempre è necessario, e spesso urgentissimo, apportare modifiche più o meno consistenti alle abitazioni per renderle accessibili e/o utilizzabili dai disabili. Il legislatore ha recepito il fatto che queste modifiche sono indispensabili, urgenti e spesso costose, ed ha istituito un apposito fondo con l’art. 10 della legge 9 gennaio 1989, n. 13. Il fatto è che questo fondo viene finanziato poco o per niente. Di conseguenza quasi sempre queste spese rimangono a carico del disabile; 3. per muoversi in carrozzina ci vuole una casa più grande che costa di più; 4. per i disabili, che necessitano di assistenza personale convivente e/o durante la notte, o comunque della presenza di una persona durante la notte (fatte salve le situazioni in cui c’è necessità di assistenza continuativa durante tutta la notte), può essere necessario avere una o due stanze adeguate a disposizione degli as-sistenti personali per riposare, e indubbiamente costa del denaro dover avere una stanza in più, arredarla, riscaldarla, farla pulire, ecc.; 5. con l’handicap grave spesso è impossibile muoversi in autobus, per cui bisogna sempre usare l’auto, il che costa di più; 6. per chi non può muoversi dalla carrozzina è necessaria un auto più grande adat-tata, e questo costa, sia per la maggior grandezza dell’auto che per gli adatta-menti. Per i problemi appena visti ai nn. 5 e 6 il legislatore ha previsto alcune agevolazioni fiscali, tuttavia non si tratta di agevolazioni esaustive. Innanzitutto perché la detraibilità dall’Irpef non è utilizzabile da chi sopravvive soltanto con la pensione di invalidità civile. Inoltre si tratta di agevolazioni che possono non com-pensare tutti i maggiori costi nel caso in cui, ad esempio sia necessario un pulmi-no con determinate caratteristiche e/o siano indispensabili costosi adattamenti. In ogni caso si tratta di agevolazioni che possono non essere esaustive per le per-sone che si trovano in situazione di maggiore disabilità, cioè proprio per quelli nei cui confronti sarebbe doverosa una maggiore tutela; 7. inoltre l’auto più grande comporta maggiori costi nell’utilizzo, in particolar modo per quanto riguarda il prezzo della benzina diventato ormai proibitivo per molti. In altre parole, con l’attuale prezzo della benzina, alcune persone stanno pensando di ridurre l’utilizzo dell’auto, mentre questo è impossibile per chi ha un handicap grave. Quindi le persone con handicap grave si trovano costrette a dover soste-nere fino in fondo anche le imposte sul prezzo della benzina; 8. per taluni disabili, e/o in talune situazioni, non è possibile spostarsi con i mezzi pubblici e neanche guidare, la propria auto, per cui, se non hanno un’auto e/o non hanno una persona che la può guidare ogni qualvolta ce n’è la necessità, è ne-cessario spostarsi in taxi, e questo costa più che con altri mezzi di trasporto; 9. se per qualsiasi motivo uno può o deve fare un viaggio, quasi sempre gli alberghi accessibili sono tra quelli che costano di più, oltre ad essere difficili da trovare; 10. per i disabili, quando sono in viaggio (o in vacanza) lontano da casa senza la pro-pria auto, può essere necessario utilizzare il taxi oppure prendere una macchina a noleggio (a volte anche auto abbastanza grandi per poterci mettere o entrare in carrozzina) quando invece le persone senza difficoltà motorie possono cavarsela con i mezzi pubblici oppure noleggiando un motorino o una bicicletta. Si tratta in-dubbiamente di spese notevoli che aumentano in maniera molto consistente il co-sto di un viaggio o di una vacanza. La rilevanza di questi costi può risultare anco-ra più chiara se si pensa a quante attenzioni devono prestare al giorno d’oggi le persone a basso reddito per poter fare anche solo una piccola vacanza e si con-sidera che di solito le persone disabili sono fra quelle a reddito più basso; 11. gli ausili tecnici forniti dalla Repubblica spesso non bastano, e/o la loro qualità è insufficiente, per cui bisogna aggiungere del denaro anche per questo; 12. a volte capita che i disabili hanno maggiori necessità sanitarie che i non disabili, e questo viene a costare molto quando non è coperto dal SSN. Ad esempio ciò può accadere quando le medicine cosiddette non convenzionali sono particolarmente importanti per far fronte a talune menomazioni fisico-psichiche-sensoriali-mentali; 13. per le persone con talune disabilità è particolarmente importante adottare una se-rie di misure preventive per mantenere il più possibile lo stato di salute e l’efficienza psico-fisica-sensoriale-mentale esistenti. Questo però è assolutamente impossibile quando l’assistenza personale è insufficiente, quando non c’è un red-dito per un’esistenza dignitosa, quando la vita e l’energia vitale sono ampiamente assorbite dalle preoccupazioni derivanti dalle enormi carenze nei servizi e dalla necessità di far fronte a grandi difficoltà per la semplice esistenza quotidiana. Il non poter fare un’adeguata prevenzione per le proprie condizioni di salute si risol-ve nel fatto che molti disabili vengono costretti a morire molto prima di quanto sa-rebbe possibile e/o a sopravvivere in condizioni psico-fisiche-sensoriali-mentali e di salute nettamente peggiori di quanto sarebbe possibile. Inoltre il fatto di non po-ter fare un’adeguata prevenzione, quando non si risolve in una morte molto pre-coce, fa aumentare in maniera esponenziale le spese socio-sanitarie; 14. per svolgere attività molto importanti per mantenere lo stato di salute (fra l’altro: nuoto, yoga, arti marziali ecc.), in presenza di talune difficoltà psico-fisico-mentali-sensoriali, può essere necessaria la personalizzazione del corso e il rapporto uno a uno con l’insegnante, con la conseguente moltiplicazione dei costi; 15. quasi sempre almeno un familiare di un disabile grave non può permettersi di la-vorare oppure può lavorare molto meno che se non dovesse aiutare il disabile, per cui è necessario avere il denaro per far vivere anche questo familiare; 16. inoltre questo fatto comporta che per i familiari ci sono meno, o più probabilmente nessuna, possibilità di mettere da parte qualche denaro per le naturali esigenze della vecchiaia, che oltretutto possono essere maggiori per chi ha dovuto dedica-re tutta o gran parte della propria vita ad assistere un familiare gravemente disabi-le; 17. non avendo potuto lavorare, o avendo potuto farlo poco, quando arriva l’età della pensione, il familiare del disabile si trova spesso senza pensione, o con una pen-sione molto inferiore che se non avesse dovuto aiutare il disabile; 18. con la crescente miseria che c’è in giro, un numero sempre maggiore di persone ricorre ai saldi per cercare di risparmiare un po’ di soldi. Questo per i disabili gravi è molto più difficile perché, per stare dietro ai saldi, bisogna dedicarci tempo, ma ciò richiede più assistenza personale (ammesso di poterla avere), quindi maggiori costi, che spesso vengono a superare anche gli eventuali risparmi dei saldi. Per-ciò tra i maggiori costi della disabilità ci va messo che per i disabili gravi è spesso impossibile ricorrere ai saldi; 19. discorso analogo vale per quei supermercati, centri commerciali ecc. dove ven-gono fatti prezzi più bassi. Spesso per ricorrere a queste offerte è necessario an-dare più lontano da casa, dedicarci molto più tempo. Quindi per le persone con disabilità grave vuol dire necessità di maggiore assistenza personale di solito non fornita dalla Repubblica, e quindi i risparmi derivanti dai prezzi più bassi sono ampiamente compensati dal costo della maggiore assistenza personale a carico del disabile. Perciò chi ha la disabilità grave è spesso costretto ad acquistare ai prezzi più alti degli altri. E questo, si badi bene, e vale anche per il punto prece-dente, quando è ampiamente dimostrato che in media il reddito dei disabili è più basso di quello delle persone normodotate; 20. una difficoltà simile si presenta anche per il fatto che talvolta, o spesso, quando devono fare un acquisto, le persone normodotate vanno in giro per più negozi per vedere se possono spendere meno. Questo diventa molto difficile o impossibile per chi ha gravi disabilità. Innanzitutto per via delle barriere architettoniche, spes-sissimo presenti soprattutto nei negozi più piccoli. E poi anche, o soprattutto, per-ché, per fare un giro del genere, quasi sempre un disabile grave ha necessità di assistenza personale, la quale, di regola, scarseggia in modo notevole, e quindi il disabile si trova costretto ad acquistare le cose anche a prezzi non ottimali; 21. un altro modo per spendere meno al giorno d’oggi è costituito dagli acquisti on li-ne. Tuttavia questi possono essere un problema per i disabili gravi da due punti di vista. Il disabile può trovarsi costretto a rinunciare agli acquisti on line perché non può provare prima se riesce ad utilizzare alcune parti di quell’oggetto. Inoltre, nel caso di dover restituire l’oggetto acquistato on line, per il disabile grave può esse-re un problema, perché c’è un costo per avere l’assistenza personale per spedire tale restituzione; 22. sia, o soprattutto, per spendere meno nella spesa quotidiana, ma anche per ave-re cibo di migliore qualità, oggi accade sempre più di frequente che le persone fanno in casa cose che fino a qualche anno fa venivano acquistate in negozio. In particolare ci si riferisce a pane, pasta, dolci, marmellate. Tutto questo è eviden-temente impossibile per i disabili gravi, che non hanno sufficiente assistenza per-sonale oppure ce l’hanno di scadente qualità. Questo implica per il disabile più problemi di salute e quindi maggiori spese sanitarie. Ed implica anche spendere di più delle persone normodotate nell’andare a fare la spesa quotidiana; 23. è normale nella vita che ad una persona accada di andare in un negozio per ve-dere un oggetto, avere dei dubbi sull’opportunità di acquistarlo o meno e decidere di tornare per l’acquisto nel caso in cui tali dubbi vengano meno. Per una persona con grave disabilità, che deve retribuire un assistente personale per andare in un negozio per vedere un oggetto, nel dubbio, e compatibilmente con il costo di quell’oggetto, può essere più conveniente acquistarlo comunque (e magari buttar-lo poco dopo perché si è rivelato un acquisto sbagliato) piuttosto che dover retri-buire nuovamente un’assistenza personale per tornare in quel negozio una volta venuti meno i dubbi; 24. una situazione analoga si verifica qualora, a seguito dell’insufficienza o inadegua-tezza dell’assistenza personale, una persona con consistenti disabilità, con mille sacrifici e sforzi, riesca comunque ad andare da se stessa in quell’ipotetico nego-zio. Anche in questo caso, nel dubbio, e compatibilmente con il costo dell’oggetto da acquistare, può essere più conveniente acquistarlo comunque (e magari but-tarlo poco dopo) piuttosto che dover fare enormi sacrifici/stanchezza per tornare da sé in quel negozio; 25. è normale, ma anche giusto in assoluto, nella vita di chi non è ricco, tenere le co-se acquistate finché sono sufficientemente utilizzabili per lo scopo al quale sono destinate. È insomma giusto e necessario buttare un vestito, un elettrodomestico ecc. solo quando non sono più utilizzabili. Quando si hanno consistenti difficoltà psico-fisico-mentali-sensoriali può accadere che taluni oggetti diventino inutilizza-bili prima che per altre persone: per esempio, per chi ha consistenti difficoltà fisi-che un materasso può diventare inutilizzabile prima che per le persone normodo-tate. Potrebbero essere fatti altri esempi che aumentano le spese per vivere; 26. i disabili che guidano, senza assistenza personale, non possono usufruire degli sconti, ogni tanto anche assai significativi, che ci sono nel servirsi da soli alle pompe di benzina. D’altra parte avere l’assistenza personale per questo verrebbe a costare molto più degli sconti; 27. si ritiene spesso che le badanti siano la soluzione per far fronte alle necessità as-sistenziali di chi ha gravi disabilità. Per i motivi esaminati più avanti nell’Appendice B.1 questa non può essere la soluzione per assicurare l’autodeterminazione delle persone gravemente disabili; 28. si ritiene sempre più spesso che anche il volontariato sia la soluzione per una par-te o tutte le necessità di chi ha gravi disabilità. Per i motivi esaminati più avanti nell’Appendice B.2 neanche questa può essere la soluzione costituzionalmente corretta per assicurare l’autodeterminazione di chi ha gravi disabilità; 29. da che mondo è mondo è naturale che un figlio adulto aiuti i genitori anziani op-pure altri familiari in difficoltà. Da alcuni punti di vista si tratta anche di un dovere giuridico. In ogni caso, se si toglie questo alla vita, l’esistenza diventa molto più difficile. Per le persone con gravi disabilità molto spesso è impossibile aiutare di-rettamente i familiari in difficoltà e, in caso di bisogno, è necessario ricorrere a terze persone, che vanno retribuite. Dunque anche questo elemento naturalissi-mo della vita, per le persone con gravi disabilità si risolve in costi a volte anche notevoli. Oltre alla sofferenza per il disabile nel non poter aiutare direttamente un genitore o un familiare che ha necessità e diritto di essere aiutato nel migliore dei modi; 30. a volte la necessità di questi aiuti ai genitori può essere anche maggiore quando loro hanno figli disabili gravi perché l’avere questi figli può aver costretto ad una vita più difficile che per altri genitori. I figli normodotati, pur con difficoltà più o me-no consistenti, forniscono spesso tali aiuti. Un disabile grave molto probabilmente non può farlo da sé, per cui deve ricorrere all’aiuto di persone retribuite. Inoltre, anche quando si ricorre ad una badante (e il disabile dove li trova i soldi se ha un reddito molto inferiore alla media?), può accadere di non coprire tutte le necessità del genitore anziano. Di conseguenza il figlio con grave disabilità può trovarsi nella necessità di ricorrere ad ulteriore assistenza personale retribuita per aiutare il genitore; 31. il diritto, il buon senso e l’onestà, tanto più in un periodo di semplificazione ammi-nistrativa come quello attuale, dovrebbero indurre a far sì che per le persone con gravi disabilità ci siano minori appesantimenti burocratici che per chi è normodo-tato. La realtà è esattamente il contrario, cioè i disabili devono far fronte a molti ostacoli burocratici in più rispetto alle altre persone. Per un limitatissimo appro-fondimento di questo punto si veda più avanti in questo capitolo. Ai fini di questa ricerca interessa osservare che, quando il disabile può far fronte a questi maggiori adempimenti burocratici soltanto con l’aiuto di un assistente personale (che, ov-viamente, va retribuito), tutto ciò fa aumentare i costi. La cosa è così costosa e priva di giustificazione ragionevole che non si può non pensare a quella che uno studioso autorevole ha chiamato la “costly disability industry”, cioè la costosa in-dustria della disabilità. Ovvero molte persone vivono proprio sul fatto che chi ha consistenti difficoltà psico-fisico-mentali-sensoriali viene costretto ad una vita da disabile (intendendola secondo il “modello sociale” accolto nella Convenzione dell’Onu sui disabili), anziché consentirgli di vivere una vita normale; 32. nelle società cosiddette “sviluppate” ci sono numerose persone, che non hanno presente quali siano la vita reale e le difficoltà di chi ha dei problemi, anche co-muni, e tali persone sono spinte verso una forma punitiva nei confronti dei più svantaggiati. Non è possibile approfondire qui se le persone con questi compor-tamenti sono maggiormente presenti nelle attività connesse con la disabilità, an-che se è un’ipotesi tutt’altro che da scartare. In ogni caso, quando si trovano in una qualsiasi posizione di potere nei confronti di chi ha menomazioni psico-fisico-mentali-sensoriali, e proprio per la situazione di vulnerabilità in cui queste ultime persone sono tenute nelle società contemporanee, per le persone con ambizioni punitive, di cui si è scritto poco sopra, è agevole e gratificante scaricare le proprie necessità punitive sui disabili. Nella vita reale questo significa però costringere chi ha menomazioni psico-fisico-mentali-sensoriali a “soluzioni” antitetiche o lon-tane da quelle ottimali, e quindi aumentare le difficoltà a carico dei disabili e far schizzare in alto i costi della disabilità, in una spirale perversa opposta a quella virtuosa prescritta dagli artt. 2 e 3 della Cost ituzione.[1] Va infine rilevato che, oltre a coinvolgere tutti gli aspetti dell’esistenza, quasi sempre l’handicap grave dura fino alla morte, ed è quindi, anche sotto questo profilo, una situazio-ne radicalmente diversa da quella di tutte le altre persone sottoposte ad Isee. 1 Si ringrazia Sergio Segantini per il contributo che mi ha suggerito nell’elaborare questo ultimo punto.