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Osservazioni alla Proposta di Legge Regione Toscana n. 372 Accreditamento delle strutture...

Osservazioni alla Proposta di Legge Regione Toscana n. 372  “Accreditamento delle strutture e dei servizi alla persona del sistema sociale integrato”.

  Per quanto riguarda questa proposta di legge, va rilevato innanzitutto che certamente è encomiabile l'intento di voler assicurare una determinata qualità dei servizi assistenziali forniti nell'ambito della Regione Toscana.    Sempre che negli accreditamenti si badi soltanto alla qualità delle prestazioni.

  Con pari rilievo va tuttavia osservato che un conto è la situazione delle persone che ricorrono all'assistenza diretta perché non hanno la capacità o la volontà di provvedere da se stesse alla qualità delle prestazioni.
  Un altro conto è la situazione dei disabili che fanno vita indipendente perché appunto hanno la capacità e la volontà di organizzare da sé tale servizio nel miglior modo possibile ricorrendo ai migliori assistenti personali disponibili.
  Si tratta di due situazioni soggettivamente differenti, che è doveroso regolamentare in maniera diversa.

  Si rileva altresì che in tutto il mondo, laddove i disabili vivono in maniera indipendente, esiste la più ampia libertà di scelta da parte dei disabili stessi per quanto riguarda gli assistenti personali.
  Va inoltre aggiunto che lunedì 14 settembre u. s. a Strasburgo un alto funzionario dell’Unione Europea ha ribadito l'inequivocabile intento di emanare indicazioni affinché i disabili, che fanno vita indipendente, abbiano la più ampia libertà di scelta per quanto riguarda gli assistenti personali.

  Nell'articolo 1 di questa proposta di legge sorgono notevoli problemi preliminari se si intende che i disabili, che ricevono finanziamenti pubblici per la vita indipendente, nel caso ricorrano ad assistenti personali individuali possano rivolgersi soltanto ad assistenti personali accreditati.
·In primo luogo, come si è appena visto, questo significherebbe andare contro a tutte le esperienze maturate nel mondo ed ad intenti dell'Unione Europea.
·In secondo luogo, è ragionevole aspettarsi che gli assistenti personali accreditati richiedano una retribuzione superiore rispetto a quelli non accreditati.  È una normalissima legge di mercato. Per cui, nel caso in cui intendiate costringerci a ricorrere soltanto ad assistenti personali accreditati, la cosa è ampiamente inaccettabile, e può diventare conflittuale, se intendete mantenere i finanziamenti per la vita indipendente agli attuali livelli ampiamente insufficienti.  Non potete insomma esigere, a spese dei disabili, “la botte piena e la moglie ubriaca”.
·In terzo luogo, è necessario intendersi su una questione fondamentale. Le persone che hanno davvero un handicap grave spesso hanno necessità di prestazioni assistenziali in diverse ore della giornata, distanziate tra loro magari per un'ora o due alla volta.   Allora:
·o fate come accade in Scandinavia, nel senso che consentite ai disabili di utilizzare assistenti personali, che stanno a disposizione otto ore ciascuno a turno per tutto l'arco della giornata in modo che siano sempre presenti al bisogno. In tal caso potrebbe essere accettabile il vincolo degli accreditamenti purché fatti con la dovuta conoscenza dell'argomento vita indipendente. Però salgono notevolmente gli importi delle somme necessarie per l'assistenza personale.
·Se viceversa non intendete distanziarvi molto dagli attuali finanziamenti, allora siete tenuti ad avere ben presente che si è costretti a ricorrere a vari assistenti personali, magari una volta per un'ora, un'altra volta per tre ore, spesso per esigenze improvvise, o comunque non programmabili. Questo ulteriormente vale a maggior ragione nel caso dei disabili che lavorano e svolgono una vita piena di impegni. In questi casi è indispensabile poter cercare gli assistenti personali tra una vasta cerchia di persone, che magari svolgono anche altre attività lavorative. Per cui, se ci costringete a cercare soltanto fra le persone accreditate, il compito diventa impossibile. E quindi non ci rimane che chiedere cifre molto più alte per avere più assistenti personali a tempo pieno come in Scandinavia. Oppure siete voi che finite per creare una situazione di insanabile e grave conflittualità.

  Negli artt. 8 e 9, se intendete che i Comuni controllino tutti gli anni anche le attività dei singoli assistenti personali a domicilio di tutti i disabili e anziani, ci sembra un compito così immane da rasentare la follia.  Oltre al fatto che la notevole vastità del compito non può che condurre a controlli del tutto superficiali e quindi ampiamente inutili.

  All'art. 11, si prevede che i requisiti per l'accreditamento siano stabiliti con un regolamento della Giunta Regionale.    Il che significa dare un enorme potere alla Giunta Regionale.
  In proposito, si fa innanzitutto osservare che esiste una vasta casistica a dimostrazione del fatto che gli uffici della Giunta Regionale non conoscono il tema della vita indipendente. Fra molti, si può citare la recente bozza di linee guida in materia, che è stata fatta con evidente “copia e incolla” dai documenti di altre Regioni senza nemmeno un minimo di riflessioni su palesi contraddizioni interne nel documento così prodotto. E senza un minimo di attenzione ad un qualificato lavoro in materia che era stato preparato dal Vicepresidente Passaleva con la nostra collaborazione.
  In secondo luogo, ai fini della vita indipendente, un elemento essenziale è che le esigenze possono variare notevolmente da un disabile all'altro, per cui capita di frequente che assistenti personali che possono andar bene per un disabile non vanno bene per un altro. Per cui, nello stabilire i criteri per un eventuale accreditamento ci vogliono una notevole cautela ed una grande conoscenza della materia.
  In terzo luogo, si ripete che in tutto il mondo, laddove c'è la vita indipendente, sono i disabili a scegliere, istruire e gestire i propri assistenti personali.    Se da parte della Regione Toscana s’intende avere la presunzione di essere molto più bravi rispetto a quanto accade nel resto del mondo, nella relazione di accompagnamento alla proposta di legge in oggetto si devono indicare i motivi che inducono ad avere tale presunzione.    Viceversa, detta relazione tace su tali motivi.

  Il fatto è che, come avviene in tutto il mondo, se si è davvero interessati alla qualità delle prestazioni, c'è un solo modo per assicurarla per davvero a chi fa vita indipendente.    Cioè a dire dei corsi, fatti veramente secondo le esperienze della vita indipendente, che consentano ai singoli disabili di acquistare la consapevolezza necessaria a pretendere dal singolo assistente personale le prestazioni della qualità dovuta e a allontanare chi non vuole o non è capace di lavorare in questo modo.
  In proposito, anche ai sensi della normativa vigente sull'efficacia e sull'efficienza dei servizi pubblici, si fa presente che il tipo di intervento appena menzionato è sicuramente quello che garantisce di gran lunga il miglior rapporto tra costo ed efficienza.

  Quindi, in sintesi, proponiamo:
1.all’art. 2, l’aggiunta del seguente comma:
”L’obbligo dell’accreditamento non esiste per gli assistenti personali che lavorano per i disabili che fanno vita indipendente.”;
2.l’impegno della Giunta Regionale a finanziare dei corsi per disabili che vogliono fare vita indipendente, seguendo quanto viene svolto nei paesi nordici e quanto è stato fatto qui a Firenze dall’Associazione Vita Indipendente con il finanziamento della Provincia di Firenze.