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Il disegno di legge delega sulla non autosufficienza
Sotto i profili e della legittimità costituzionale e dell'opportunità, su questo disegno di legge delega ci sarebbero un infinità di osservazioni critiche. Qui ci si può limitare soltanto a quelle principali.
E' prevista la delega al Governo per l'emanazione del decreto legislativo su tutta la materia. Solo che questa materia riguarda in larga misura la concreta possibilità di esercitare i diritti qualificati dalla Costituzione come inviolabili. E in una materia di tale importanza, in uno Stato non dittatoriale, l'approvazione dovrebbe essere interamente attraverso una legge del Parlamento.
E' prevista la consultazione dei principali sindacati, ma non quella delle organizzazioni di disabili.
Vengono messi insieme disabili ed anziani. Tralasciando altre importanti considerazioni, va osservato che è palese la violazione dell'art. 3 della Costituzione, se non altro perché le esigenze di vita di un disabile ventenne sono sicuramente molto diverse da quelle di una persona di ottanta anni. E quindi vi è anche violazione del diritto inviolabile (secondo la Corte costituzionale) al pieno sviluppo della propria personalità.
Viene creata una nuova categoria, quella della non autosufficienza. Con la conseguente necessità di un ulteriore accertamento socio-sanitario a carico del disabile. Il fatto è che, a carico di queste persone, sono già previste circa una decina di accertamenti socio-sanitari. Quindi prevedere un ulteriore accertamento contrasta con ambedue i commi dell'art. 3 della Costituzione, perché è un appesantimento irragionevole per la vita di queste persone. E contrasta anche con l'art. 97 della Costituzione perché rende il funzionamento della pubblica amministrazione ancor più farraginoso.
La violazione dell'art. 3 della Costituzione è ancora più grave perché detto appesantimento viene disposto in periodo in cui, invece, ad esempio per le imprese, si sta attuando la semplificazione amministrativa.
Continuando nell'esame del disegno di legge si accenna ad alcune tra le questioni che ci sarebbero da esaminare.
Sembra si voglia intendere la vita del disabile come confinata al proprio domicilio, anziché inserita nella collettività. E' evidente che questa interpretazione non può passare. Però si pone a carico dei disabili l'ulteriore onere di dover ricorrere a far valere questa interpretazione.
E' previsto il coinvolgimento del “terzo settore” nella predisposizione del piano è personalizzato. Ciò non può che partire da una visione del disabile come essere inferiore. Diversamente, quando possibile, non potrebbe essere infatti prevista altro che la facoltà per il soggetto di autodetrminare interamente la propria vita.
E' prevista l'applicazione dell'Isee, sul quale si rimanda ad altro scritto. Salvo osservare che sono disposti controlli più severi a carico dei disabili. E questo a fronte di una situazione in cui i politici hanno privilegi a non finire e gran parte delle imprese italiane non potrebbero produrre alcun profitto senza consistenti finanziamenti pubblici diretti e indiretti
Sono ancora previste “prestazioni residenziali”, il che vuol dire tornare ancora una volta agli istituti, salvo cambiarne il nome.
E' previsto un mastodontico, tanto costosissimo quanto inutile, “osservatorio sulla disabilità”, tanto per sperperare ulteriori risorse.
E' previsto il passaggio di alcune prestazioni destinate ai disabili dal sanitario al sociale, il che vuol dire rendere la loro erogabilità ancora più precaria, ed allontanarsi ancora di più dal precetto costituzionale di garantire talune prestazioni essenziali come immediatamente esigibili.
A rendere più tragico il tutto c'è il fatto che non pochi di questi elementi aberranti erano presenti anche nella proposta di legge approvata, quasi all'unanimità dagli stessi disabili, dalla cosiddetta assemblea nazionale sulla vita indipendente a Roma all'inizio dello scorso ottobre. E che questo disegno di legge è stato elaborato da un Ministro della cosiddetta Rifondazione comunista, che fa quindi peggio degli ultimi tempi della vecchia DC, e fa pensare ai periodi bui dell'Urss bresneviana.
Poiché si tratta di un disegno di legge, cioè di una proposta di legge presentata dal Governo, è inverosimile pensare che non venga approvato. D’altra parte, poiché i punti inaccettabili sono fin nei lineamenti di fondo del disegno di legge, non è realistico pensare che possa essere reso accettabile attraverso degli emendamenti. Perciò non rimane che sperare in una caduta del Governo Prodi.
Raffaello Belli
